
MARCsenring, SachsenKING o The King of the Ring: scegliete voi il gioco di parole migliore per raccontare, con un pugno di sillabe, il Gran Premio di Germania. Noi abbiamo preferito intitolarlo così: tutti giù per terra. Il riferimento, naturalmente, è all’ecatombe di piloti che hanno tagliato il traguardo, appena dieci, sui 18 che hanno preso il via.Savadori, Oliveira, Acosta, Zarco, Di Giannantonio, Bezzecchi, Mir, Ogura e ancora Savadori:le 13 curve del Sachsenring non hanno risparmiato quasi nessuno, soprattutto la curva numero 1, che ha mietuto vittime illustri, come il Diggia e il Bez, che occupavano a turno la seconda posizione e che sono incappati in errori da rookie. Un gran peccato per i due italiani, che nulla avrebbero potuto contro lo strapotere di Marc Marquez su questo tracciato, ma che avevano il podio in tasca.
La pista della Renania era già stata indigesta a Franco Morbidelli, catapultato nella ghiaia durante la gara sprint di sabato mentre occupava (anche lui) la piazza d’onore. Frankie ha riportato una bruttissima contusione alla clavicola ed è rientrato in Italia già in serata per accertamenti, rinunciando giocoforza al GP di domenica.La sua assenza, unita a quelle del convalescente Bastianini, di Martin e di Chantra,hanno spogliato la griglia, fino a ridurre il numero dei partenti a sole 18 unità.
E così, chi è rimasto in piedi dopo 30 interminabili giri, ha tagliato il traguardo in top ten, raggranellando punti pesanti in chiave campionato. Come Luca Marini, al rientro dopo la terribile caduta avvenuta durante i test della 24 Ore di Suzuka: Maro ha conquistato un più che onorevole sesto posto, che coincide con il suo miglior risultato da quando guida la Honda.Davanti a lui la coppia formata da Fabio Quartararo e Fermin Aldeguer, rispettivamente quarto e quinto.E il podio? Marc ha fatto gara a sé, guidando la corsa dal primo all’ultimo metro e mettendo l’undicesimo sigillo sulla pista tedesca. L’ennesimo record. Magic è senza avversari: dopo la pole e il successo nella sprint, seppur sofferto a causa di un errore al via, ha chiuso il cerchio con il trionfo di domenica, così scontato da non fare nemmeno più notizia.
Dietro al campionissimo, sempre più lanciato verso il nono titolo di una carriera enciclopedica, ecco il fratello Alex, che ha guidato con una vite nella mano, e a seguire Pecco Bagnaia, che è riuscito ad agguantare il podio più per le disgrazie altrui che per meriti propri.Ma il terzo posto, arrivato dopo lo “zero” della sprint, rappresenta un’iniezione di fiducia per il torinese,apparso sollevato nel parco chiuso.
Tra i (pochi) piloti che sono riusciti a terminare la gara anche Binder, Miller, Fernandez e Rins, rispettivamente settimo, ottavo, nono e decimo. In classifica Marc, al quarto successo consecutivo, allunga ancora sul fratello e su Bagnaia. Superata la boa di metà campionato, il circo si sposta a Brno, in Repubblica Ceca, dove non si corre dal 2019. Poi sarà finalmente tempo di vacanze, fino al 17 agosto, quando è in programma il Gran Premio d’Austria.









