
In un’epoca in cui i cambiamenti climatici costituiscono un pericolo concreto, il cielo di Silverstone non è stato da meno e ci ha regalato una domenica da “allerta arancione”, o meglio da “allerta papaya”…
“Welcome to the jungle”, il capolavoro rock-metal dei Guns n’ Roses, è la colonna sonora ideale per descrivere, in appena quattro parole, il Gran Premio di Gran Bretagna, dodicesima prova del Mondiale di Formula 1. Una gara partita col bagnato e terminata sull’asciutto, ma che nel mezzo ci ha offerto di tutto e di più.Sotto un cielo tipicamente inglese, con sole e pioggia che si sono alternati come i piloti in una gara di Endurance, è andato in scena un GP rocambolesco, ricco di colpi di scena e situazioni imprevedibili.E non poteva che essere così, considerando che nelle quasi due ore di gara la pioggia è caduta a intermittenza, vanificando assetti e strategie, e premiando chi, come la mina vagante Stroll, ha pescato il classico jolly dal mazzo. Ma anche penalizzando coloro che, vedi la “solita” Ferrari, ha tentato l’azzardo montando le slick dopo il giro di ricognizione su pista ancora umida, nella speranza di incappare in quel “colpo di fortuna” che da tempo immemore evita Maranello come la peste…
Il GP di GB, scusate il gioco di parole (anzi, di sigle), è entrato nella storia ancora prima che i semafori si spegnessero. Nell’intero weekend sono stati 500.000 gli stoici spettatori che hanno occupato un posto in tribuna o sui prati di Silverstone. Mezzo milione di tifosi accorsi per celebrare i 75 anni della Formula 1, che proprio sul tracciato inglese, nel 1950, mosse i primi passi. Per l’occasione il paddock si è trasformato in una fiera del vintage. Vi hanno fatto capolino le monoposto più iconiche e vincenti della storia:dalle Lotus con le “minigonne” disegnate da Colin Chapman negli anni Settanta alla Jordan con con Michael Schumacher esordì in Formula 1 nel 1991 a Spa, dalla Tyrrell a sei ruote alla Leyton House di Ivan Capelli e Mauricio Gugelmin, dalla Williams iridata di Nelson Piquet fino alla McLaren da film di James Hunt, solo per citarne alcune.
E’ in questo clima nostalgico che è andato in scena un Gran Premio che ha consolidato la superiorità delle McLaren, mai in discussione con qualsiasi condizioni meteo. Oscar Piastri, leader del Mondiale, ha però gettato alle ortiche una più che probabile vittorie con un’ingenuità da dilettante in regime di safety car, quando ha inspiegabilmente inchiodato rischiando di farsi tamponare da Max Verstappen, in quel momento secondo. La direzione gara, che ha cento occhi per punire chiunque “osi” mettere una ruota fuori dai binari, gli ha inflitto dieci secondi penalità, consegnando su un piatto d’argento il successo all’idolo di casa Lando Norris.
L’australiano, deluso e imbronciato, si è dovuto accontentare della piazza d’onore davanti a uno straordinario Nico Hulnkenberg, al primo podio in carriera al 239esimo tentativo. Avete letto bene: il tedesco, che in giovane età veniva paragonato a Schumacher, con il quale condivideva il manager Willy Weber, non era mai salito sul podio in 14 anni di Formula 1.Quasi tre lustri durante i quali ha guidato nell’ordine: Williams, Force India, Sauber, Renault, Racing Point, Aston Martin, Haas e ancora Sauber, non andando mai oltre il quarto posto, colto in tre occasioni più di dieci anni fa.Nico ha spezzato il tabù al volante della Sauber Stake di Mattia Binotto, che il prossimo anno diventerà Audi, pur scattando dalla 19esima casella della griglia. L’incredibile Hulk e la sua “verdona” hanno preceduto sotto la bandiera a scacchi il leone d’Inghilterra Hamilton, che ha eguagliato il miglior risultato da quando guida la Ferrari. Sir Lewis, vincitore di nove GP di Gran Bretagna, è stato autore di una gara gagliarda, chiusa al quarto posto tra gli applausi dei suoi tifosi, che gli hanno reso omaggio vestendosi di rosso.


Decisamente incolore la gara di Charles Leclerc, che dopo un ottimo venerdì, è incappato in un fine settimana da incubo. Sabato ha commesso un errore in qualifica che lo ha regalato in terza fila sulla griglia, domenica ha sbagliato strategia e nel finale è stato autore di un fuori pista che lo ha estromesso dalla top ten.
Ha invece limitato i danni Verstappen, che dopo aver firmato la pole position ha guidato sulle montagne russe per tutto il GP.Il quinto posto è figlio di un testacoda alla ripartenza dopo la safety car e di una bella rimonta nel finale. Dietro all’olandese ecco il ritrovato Pierre Gasly su Alpine, poi Stroll (a lungo terzo grazie a una scelta di gomme azzeccata), Albon, Alonso e Russell.
In classifica Norris accorcia su Piastri, che ora ha otto punti di margine. Appuntamento il 27 luglio per il Gran Premio del Belgio, sulla leggendaria pista di Spa.







