
Se qualcuno pensava che il giovane Kimi Antonelli fosse solo un pilota interessante, dopo l’ultimo Gran Premio di Shangai dovrà decisamente rivedere i propri appunti. Perché quella del 19enne bolognese non è stato solo un trionfo.
Qui si fa sul serio
Dimenticate l’idea del ragazzino prudente, quello che deve imparare. Antonelli si è presentato in pista con l’atteggiamento di chi non ha alcuna intenzione di fare da comparsa, salendo sul podio davanti al compagno di squadra Russel e al ferrarista Hamilton.

La cosa che colpisce di più non è tanto la velocità che si era già vista, oppure la determinazione. È la gestione. Strategia, gomme, ritmo gara: l’italiano Kimi ha dato l’impressione di avere tutto sotto controllo, come se fosse lì da anni. E invece siamo ancora agli inizi. E mentre altri si complicavano la vita, lui faceva quello che serve: andare forte quando conta.
In un GP dove molti piloti più esperti hanno alternato lampi a errori, lui ha fatto una cosa semplicissima ( ma sulla carta) : non sbagliare praticamente nulla e arrivare primo.


L’Italia finalmente si rialza dal divano
Diciamolo senza girarci troppo intorno: un italiano così in Formula 1 mancava da un po’. E non è solo entusiasmo da tifosi.Qui c’è sostanza. Kimi non è solo veloce: è credibile. E nel paddock, questa è la valuta che conta davvero.
La vittoria di Antonelli a Shangai non è solo un bel titolo per i giornali italiani. È un segnale forte.
Perché in Formula 1 non vinci per caso. E soprattutto non vinci così.


Con personalità e con controllo. E con quella fastidiosa sensazione, per gli altri, che sia solo l’inizio: quanto è forte? quanto può diventarlo? Da oggi, Kimi Antonelli è uno che può vincere.
Il futuro della Formula 1 potrebbe essere già iniziato. E parla bolognese, ce lo auguriamo tutti!




