
Cara Myrta, tu che hai tanta esperienza in fatto di motociclismo, toglimi una curiosità: è meglio dominare un campionato di sole donne o arrivare 30esima lottando in mezzo a un “esercito” di uomini? Se non lo avessi capito, mi riferisco ad Ana Carrasco, campionessa in carica del WorldWRC ma da quest’anno iscritta al Mondiale Supersport 600, formato da soli uomini (a parte lei). I risultati parlano da soli…
Gentile lettore,certo che avevo capito a chi ti riferissi e, permettimelo, considero la tua domanda piuttosto “provocatoria”. Però il tema è caldo e interessante, e merita di essere affrontato. Come saprai, in quasi tutte le discipline sportive uomini e donne non combattono l’uno contro l’altra: ci sono i campionati maschili e ci sono quelli femminili, mondi separati. Le eccezioni riguardano i tornei misti, come nel tennis, nei quali coppie formate da un uomo e da una donna se la vedono con altre coppie della stessa tipologia. Ma non ci sono tornei ufficiali nei quali un tennista potrebbe giocare contro una tennista perché inseriti nello stesso tabellone. Ho citato il tennis ma faccio un altro esempio: nella pallavolo esistono da tanti anni le squadre miste, composte per metà da uomini e per l’altra metà da donne, ma anche qui c’è equivalenza con le formazioni avversarie. Detto ciò, ci sono effettivamente sport che non prevedono alcuna suddivisione, dove maschi e femmine partecipano alla stessa competizione e la classifica è una sola. Si tratta di eccezioni, visto che le discipline in questione si possono contare sulle dita di una sola mano: l’equitazione, l’automobilismo e, appunto, il motociclismo. Il perché è intuibile: si tratta di discipline dove l’atleta ha sì un ruolo fondamentale, ma dove è ancora più importante il “mezzo” utilizzato durante la prestazione, nella fattispecie il cavallo, l’auto e la moto. Giusta o sbagliata che sia, la spiegazione è questa. E veniamo alla tua domanda. Ana Carrasco è una motociclista di valore mondiale, che ha sempre corso in mezzo agli uomini, spesso battendoli. Nel 2018 ha perfino vinto il campionato del mondo della Supersport 300 – non proprio una coppetta – avendo la meglio su 40 avversari, tutti uomini! Ha corso tantissime stagioni nel Mondiale Moto3, spesso insieme alla connazionale Maria Herrera, anche lei motociclista di altissimo livello. I risultati parlano da soli: Ana e Maria se la sono giocata anche quando hanno sfidato gli uomini. C’è sempre un però… Entrambe hanno un talento straordinario e sono ben allenate, ma è sotto gli occhi di tutti che esista un divario dal punto di vista fisico. E questa cosa non deve indignare nessuno. “Gli uomini e le donne sono uguali”, cantava Cesare Cremonini. Ma se fosse davvero così, non esisterebbero distinzioni in nessuna disciplina, e non solo nell’equitazione e nel motorsport. Dal calcio all’atletica, dal basket alla scherma, fino al pugilato, maschi e femmine si affronterebbero viso e viso. E non è così, per fortuna. La mia conclusione è questa: se il regolamento lo consente, è giusto che una ragazza che stravince un campionato tutto al femminile cerchi nuove sfide in mezzo agli uomini. Perché batterne dieci, arrivando 20esima, è già un successo. Ma nel caso di Ana (e di Maria) non è nemmeno così: perché loro di maschi in carriera ne hanno battuti molti di più. Spesso li hanno battuti tutti!




