
Dall’inviato a Misano|Foto di Giovanni Zola
Il progetto “No One More” e la moto tributo alle vittime
“No one more”, “Non una di più”: la lotta al femminicidio è approdata nel Motomondiale per diffondere un messaggio che grazie alla popolarità di cui gode questo sport ha fatto in poche ore il giro del mondo.
Un’iniziativa di grande impatto.
Una moto rosa, con stampati sulla carena i nomi delle vittime di femminicidio, sia italiane che straniere – perché la violenza di genere non ha confini –ha sfrecciato sulla pista di Misano Adriatico nel 2025 in occasione del Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini, classe Moto3
Da Giulia Cecchettin a Sharon Verzeni, da Giulia Tramontano a Ilaria Sula. E poi Sibora Gagani, Sabina Nessa, Reeva Steenkamp e altre ancora.
Tanti, troppi nomi di donne indifese unite dallo stesso tragico destino: morire per mano chi aveva giurato loro amore.
C’è anche il nome della piccola Yara Gambirasio, seviziata e uccisa da un uomo che voleva abusare di lei.
Aurora Angelucci: la storia dietro l’iniziativa
Un anno fa eravamo entrati nei box di Misano per parlare con la “mente” del progetto “No one more”.
Si chiamaAurora Angelucci, ha un’azienda di management sportivo – la Angeluss – e nonostante abbia solo 24 anni lavora da tanto nel Motomondiale.
Ci aveva detto Aurora: «La speciale carena è un tributo alle vittime di femminicidio e un simbolo di speranza e di lotta contro la violenza di genere.”

Un team quasi interamente femminile
Per dare ulteriore forza e coerenza al messaggio abbiamo deciso, in collaborazione con MLav Racing, di allestire un team quasi interamente femminile, a eccezione di due tecnici e del pilota, lo spagnolo Marcos Ruda.
Una scelta ragionata: crediamo che il cambiamento non debba essere una lotta isolata e che gli uomini, in quanto parte della società e del sistema, debbano essere coinvolti attivamente in questa battaglia.
La nostra squadra dimostra come la professionalità non ha genere e che l’eccellenza tecnica può e deve essere anche donna».

La speciale grafica della moto non è solo un’opera visiva, ma un vero e proprio manifesto sociale.
Come è nata l’idea?
Ci aveva risposto Aurora: «È venuta a me un anno fa. È evidente che quella contro la violenza di genere sia una piaga sociale da combattere con urgenza. Facendo un lavoro che coinvolge tante donne, era importante affrontare questa tematica e fare qualcosa di concreto. Con il team, già da anni cerchiamo di offrire indipendenza economica alle donne che operano con noi, in modo che non debbano dipendere da uomini che possano poi prendere il potere su di loro. Al messaggio abbiamo abbinato una raccolta fondi: la carena e altri cimeli donati dai piloti sono stati messi all’asta e il ricavato devoluto in beneficenza».
La raccolta fondi per l’associazione D.i.Re
La livrea “No one more” e la tuta del pilota Marcos Ruda sono state poi battute a 1.400 euro.
In totale sono stati raccoltiquasi 6.000 euro. A chi sono andati questi soldi?
Ci aveva spiegato Aurora: «C’era la necessità di individuare un’associazione affidabile a cui destinare la cifra. La scelta, condivisa con l’onorevole Martina Semenzato, presidente dellaCommissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, è caduta sull’associazioneD.i.Re., Donne in Retecontro la violenza. Se in futuro organizzeremo altre iniziative? Sì, perché abbiamo la fortuna di godere di grande visibilità».
I risultati in pista, che non erano stati quelli sperati, sono passati in secondo piano: l’obiettivo era lanciare un grido d’allarme e un messaggio di speranza, ed è stato pienamente raggiunto.




